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L'università - Cap. 3 - Il Gioco Silenzioso
26.02.2026 |
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"Marco vide tutto: il modo in cui le pareti interne si strinsero intorno al cazzo di Riccardo, il getto di umori che le colò lungo le cosce..."
Marco passò l’intera giornata del venerdì in uno stato di agitazione febbrile. Non ascoltò una parola delle lezioni, non mangiò quasi niente a pranzo, e ogni volta che guardava l’orologio sembrava che il tempo si fosse fermato. Sapeva che Martina sarebbe tornata. Lo aveva promesso con quel sorriso da stronza sicura di sé, e il modo in cui gli aveva sfiorato il petto sotto la pioggia gli bruciava ancora sulla pelle.Tornò in stanza verso le nove di sera. Riccardo era già lì, sdraiato sul letto con il telefono in mano, cuffie nelle orecchie, a guardare chissà quale serie. “Ehi, bro,” lo salutò senza alzare gli occhi. “Stasera resto dentro. Martina viene dopo, ma facciamo piano. Tu studia pure, non ti disturbiamo.”
Marco annuì, la gola secca. “Tranquillo. Io… ho da fare con gli appunti.”
Si buttò sul letto, finse di aprire il portatile, ma teneva le orecchie tese. Ogni rumore nel corridoio lo faceva sobbalzare. Le ore passarono lente. Riccardo si addormentò verso mezzanotte, russando piano. Marco spense la luce, si infilò sotto le coperte e rimase con gli occhi spalancati nel buio, il cazzo già mezzo duro solo per l’attesa.
Alle due e un quarto la porta si aprì senza un suono. Martina entrò come un’ombra, scalza, con indosso solo una maglietta oversize di Riccardo che le arrivava a metà coscia. Chiuse la porta con delicatezza, poi si avvicinò al letto di Riccardo. Lui si svegliò subito, come se l’avesse sentita arrivare. “Eccoti,” mormorò, tirandola giù per un bacio.
Martina si tolse la maglietta in un gesto fluido. Nuda, perfetta. Si mise a cavalcioni su di lui, ma stavolta non iniziò subito a scopare. Si chinò verso Riccardo, gli sussurrò qualcosa all’orecchio - Marco non sentì le parole, ma vide il sorriso di lui allargarsi. Poi Martina si girò lentamente, mettendosi di spalle a Riccardo, rivolta verso il letto di Marco.
Posizione perfetta.
Le ginocchia divaricate ai lati dei fianchi di Riccardo, il culo in alto, la figa spalancata e già lucida di bagnato proprio nella direzione di Marco. La luce della luna filtrava dalle tapparelle e illuminava ogni dettaglio: le piccole labbra gonfie, il clitoride che spuntava, il buchino stretto che si contraeva leggermente. Riccardo le afferrò i fianchi da dietro e la penetrò con un colpo secco. “Cazzo, sei fradicia,” grugnì lui.
Martina gemette piano, ma i suoi occhi erano fissi su Marco. Lo guardò dritto, senza pudore, e gli fece un cenno con la testa: “Tira fuori il cazzo.”
Marco rimase immobile per un secondo, il cuore che gli esplodeva nel petto. Lei ripeté il gesto, più deciso: indicò il suo inguine con il mento, poi mimò con la mano un movimento su e giù. Sorrise, leccandosi le labbra.
Non c’era più scampo.
Marco scostò piano le coperte. Aveva i boxer abbassati da ore, il cazzo duro e pulsante contro la pancia. Lo afferrò con mano tremante e iniziò a segarsi lentamente, gli occhi incollati alla figa di lei che si apriva e si chiudeva intorno al cazzo di Riccardo a ogni affondo.
“Sì, proprio così,” sussurrò Martina, la voce bassissima ma chiarissima per lui. Riccardo non poteva vederla in faccia, era troppo preso dal culo di lei. “Guardami mentre il cazzo mi scopa. Guarda come mi allarga.”
Riccardo accelerò, le mani che le strizzavano le tette da dietro. “Prendilo tutto, troia. Senti come ti riempio?” Ogni colpo produceva un suono bagnato, schiaffi di carne contro carne. Martina si morse il labbro, ma non staccò gli occhi da Marco.
Poi fece un altro segnale: con due dita si aprì di più la figa, mostrando l’interno rosa e bagnato, il cazzo di Riccardo che entrava e usciva lucido dei suoi umori. Indicò Marco con lo sguardo, poi indicò il proprio clitoride e mimò un movimento circolare. “Toccati come se fossi tu a farmelo,” sembrava dire.
Marco obbedì. Si segò più forte, il pollice che sfregava la cappella bagnata di pre-eiaculato. Il respiro gli usciva a rantoli silenziosi. Martina aumentò il ritmo, cavalcando Riccardo all’indietro, il culo che sbatteva contro le sue cosce. “Oh cazzo, sto per venire,” ansimò lei, ma stavolta lo disse guardando Marco. “Vieni con me, piccolo.”
Riccardo grugnì: “Sì, vieni sul mio cazzo, Martina. Stringimi.” Le diede una sculacciata forte - pam! - e lei inarcò la schiena, la figa che si contraeva visibilmente. Marco vide tutto: il modo in cui le pareti interne si strinsero intorno al cazzo di Riccardo, il getto di umori che le colò lungo le cosce. Lei venne tremando, un gemito soffocato che le sfuggì dalle labbra, ma i suoi occhi non lasciarono mai Marco.
“Ora tu,” sussurrò lei, solo per lui.
Marco non resistette più. Accelerò la mano, il cazzo che pulsava violentemente. Venne in silenzio, schizzi caldi che gli finirono sulla pancia e sul petto, mentre fissava la figa ancora contratta di Martina, il cazzo di Riccardo che continuava a pompare dentro di lei fino a riempirla.
Martina si staccò piano, con un pop umido. Si chinò su Riccardo per un bacio, poi si girò di nuovo verso Marco. Si passò un dito tra le cosce, raccolse un po’ di sperma misto ai suoi umori e se lo portò alle labbra, leccandolo lentamente mentre lo guardava. Poi gli mandò un altro bacio volante, stavolta con la lingua che disegnava un cerchio nell’aria.
Si rivestì in silenzio, la maglietta che le coprì di nuovo il corpo sudato. Prima di uscire si fermò un attimo accanto al letto di Marco. Si chinò, vicinissima al suo orecchio.
“Bravissimo,” sussurrò. “Domani notte ripeteremo. Ma stavolta… magari ti lascio assaggiare con la lingua. Se fai il bravo.”
Uscì senza un altro suono.
Marco rimase sdraiato, il respiro corto, il petto sporco del suo stesso sperma, il cuore che ancora galoppava. Riccardo russava di nuovo, ignaro di tutto.
Ma Marco sapeva una cosa con certezza assoluta: non sarebbe più stato solo uno spettatore. Non per molto.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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